II.IV.   Riduzionismo materialistico e problemi mentali.

Quella di attaccare il “materialismo” potrebbe apparire un’attitudine generalizzante e superficiale, se non si spiegasse meglio cosa si intende con questo termine. Facciamolo, dunque: si intende il “riduzionismo materialistico”. Ricorrerò a un esempio concreto, di carattere negativo, per farmi capire.

Un effetto collaterale molto dannoso del riduzionismo materialistico sta nel suo stabilire un rapporto di causa – effetto tra i fenomeni biochimici (nel ruolo di causa) e quelli mentali (nel ruolo di effetto). In verità, ogni fenomeno biochimico è allo stesso tempo mentale: le persone non sentono amore perché il loro corpo secerne una certa sostanza, bensì il sentimento è la secrezione di quella sostanza e inoltre, attenzione: la secrezione di quella sostanza è il sentimento d’amore. Siamo dunque noi che sdoppiamo una cosa che doppia non è, adottando una visione del mondo dualistica, il che non sarebbe così grave (chiunque abbia ricevuto un’istruzione occidentale non può evitare di adottarla) se non commettessimo, poi, un tragico errore, esattamente opposto a quello di Platone e dei successivi pensatori che, nell’antichità e nel medioevo, hanno diffuso questo aspetto del platonismo nell’immaginario collettivo, i quali credevano che le idee fossero antecedenti e superiori alla realtà materiale. A causa di una malintesa attitudine “scientifica”, noi occidentali crediamo invece che sia la realtà materiale a essere antecedente e superiore a quella mentale.

Si potrebbe difendere il riduzionismo biochimico sostenendo che fenomeni biochimici come quelli tipici della vita delle piante o degli organismi monocellulari non possano essere mentali; ma questa opinione contrasta con la semplice constatazione che il DNA, senza il quale tali fenomeni non sono neppure concepibili, è un codice. Ora, come tutti coloro che li hanno studiati sanno bene, tutti i codici si fondano sull’associazione tra elementi materiali ed elementi mentali, ossia sullo stare per (un determinato gesto della mano “sta per” un saluto, etc.). Dunque, ovunque agisce il DNA, agisce una mente.

Il riduzionismo biochimico è, apparentemente, dualistico, perché ragiona sdoppiando la realtà in materiale e mentale; ma, nella sostanza pratica, esso si rivela invece monistico, nel senso che assume come unica autentica realtà quella biochimica e assegna ai fenomeni mentali uno status derivativo, secondario. Quando si affrontano problemi di grande impatto sociale come quello, ad esempio, della depressione moderna, bisogna dunque evitare assolutamente di cadere nel riduzionismo materialistico nella sua versione biochimica: altrimenti, si finisce per non comprendere come la natura della depressione sia mentale (consistendo in un’errata percezione di sé, di quel che si vuole, del mondo umano, di quel che gli altri sono e di quel che essi vogliono, della società e della realtà in generale) e naturalmente – perché essere dualisti non è poi così grave, come detto – allo stesso tempo biochimica; se non si comprende questo, non la si può affrontare efficacemente, attraverso un percorso di dialogo con gli altri, di riflessione sul reale e di comprensione del reale stesso. Anzi: il riduzionismo biochimico, ampiamente diffuso nell’odierno immaginario collettivo occidentale, genera depressione in chi – consapevolmente o inconsapevolmente – lo adotta, perché svuota di significato autentico alcuni fenomeni essenziali per la qualità dell’esistenza, quali i sentimenti, i pensieri, gli ideali, i valori, le passioni.

Ancora, si potrebbe controbattere: se il monismo non va bene, perché si considera errato – anche se giustificabile – il suo opposto, ossia il dualismo? Semplice: perché il riduzionismo di tipo monistico presuppone la scissione dualistica ma non la rispetta. In altre parole: una cosa è vedere il mondo come un tutto unitario; altra cosa è scinderlo in due per poi affermare, nella teoria o con i fatti, che una delle due parti è superiore all’altra.

Parlando del progetto politico di una comunità solidale, abbiamo chiarito come  l’alienazione, nelle sue varie forme – delle quali anche abbiamo brevemente discusso – sia una delle caratteristiche principali della nostra attuale società non solidale. Abbiamo qui detto che la depressione moderna è un fenomeno mentale, ma non abbiamo parlato della sua origine, che è invece sociale e risiede proprio nell’alienazione. Combattere il riduzionismo materialistico, che nei capitoli precedenti abbiamo semplicemente chiamato “materialismo”, è dunque fondamentale per la costruzione di una comunità solidale.

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