Le riflessioni sulla seconda guerra mondiale hanno condotto molti verso una decisa svalutazione degli stati nazionali; in realtà, la sua vera causa scatenante fu l’imperialismo, un’ideologia che mira sempre a superare la dimensione della nazione. La stessa Germania nazionalsocialista mirava a un “ordine nuovo”, fondato sulla razza, in cui le nazioni si sarebbero dissolte. Delle quattro forze reali in campo in Europa, né la Germania, né l’Unione sovietica, né gli USA, né la tardiva alleanza tra i due stati nazionali imperialistici – Francia e Regno Unito – avevano come ideale ultimo il patriottismo nazionale: l’URSS di Stalin adottò tale patriottismo strumentalmente, durante la guerra, ma – di fatto – era un superstato socialista niente affatto “nazionale”; Francia e Regno Unito non erano, a ben guardare, nazioni, bensì imperi coloniali; gli USA erano un superstato nazional-federale, ancora oscillante tra un espansionismo limitato al continente americano e un espansionismo globale.

Gli appelli al patriottismo furono, in tutti questi casi, strumentali; una forza in campo apparentemente molto vicina al patriottismo nazionale, l’Italia, era di fatto ben poco rilevante – oltre che ben poco patriottica, essendo quello in mano a Mussolini e al Re un Paese con grandi velleità espansionistiche ed essendo stato il Fascismo creato (anche dal Re stesso, con l’appoggio del Regno Unito in chiave antisocialista) per controllare – e opprimere – la patria italiana, non certo per darle una possibilità di crescita ed espressione.

In conclusione, se è vero che alcune nazioni furono protagoniste assolute della seconda guerra mondiale, è altrettanto vero che si trattò delle nazioni più orientate verso una dimensione extra-nazionale.

(Alberto Cassone, 2020)

 

WW2Montage