Noi e i nostri genitori siamo cresciuti in un mondo di paura e di falsa sicurezza grazie agli scienziati della comunità internazionale – e ai politici statunitensi – responsabili dello sviluppo e dell’impiego della bomba atomica; se non reagiamo, anche i nostri figli cresceranno in un mondo di paura e di falsa sicurezza grazie agli scienziati – (e, anche se con minore responsabilità, grazie ai politici) – del coronavirus. Ma la breve stagione, avviata con l’uscita del Regno Unito dall’Ue e oggi finita, della consapevolezza e della catarsi (una stagione breve quanto la precedente, avviata con la rivolta no-global del 2000 e terminata con l’11 settembre del 2001) ha sparso semi dappertutto. Sta a noi ora farci invisibili, sfuggire alle maglie del controllo burocratico e tecnocratico per raccogliere i frutti dalle piante nate dai semi che erano stati seminati, per seminare accanto a quelle piante i semi rimasti in superficie, per seminarne di nostri, per generare una nuova foresta di consapevolezza e visibilità.

Non nei politici di ieri e di oggi, i quali passivamente e prevedibilmente si adeguano allo stato delle conoscenze e delle tecniche scientifiche e fanno uso di queste ultime nel quadro delle loro strategie di potere, dobbiamo individuare i principali responsabili della situazione odierna, bensì negli scienziati, in particolare in quelli impegnati nei “progressi” della scienza sperimentale. Nella fisica chimica di ieri, nella medicina sperimentale di oggi si trovano, infatti, le spiegazioni delle catastrofi di oggi e di ieri, ossia, detto meglio: è nella logica interna della scienza sperimentale, la quale suggerisce o sconsiglia determinati esperimenti, che appaiono azzardati, sulla base del calcolo utilitaristico dei costi e dei benefici, che si annida la potenzialità, oggi attualizzata, della catastrofe. Infatti, per quanto alcuni scienziati – probabilmente la maggioranza – calcoleranno i costi e i benefici in maniera etica (ossia, includendo le possibili ricadute etiche all’interno del calcolo utilitaristico dei costi-benefici) e altri non lo faranno, vi è sempre la possibilità, dato il prevalere del principio del calcolo su quello etico e dato che il calcolo dei costi-benefici, essendo una predizione, è per sua natura fallibile, che il calcolo stesso porti a decidere di realizzare esperimenti che finiranno per violare l’etica. L’energia che conduce alcuni scienziati sperimentali verso la scelta dell’azzardo sta nella libido sperimentale, ossia nel piacere provato nel manipolare cose, animali e persone; la logica che conduce tutti gli scienziati sperimentali ad adottare una prospettiva erronea sta nel predominio culturale della dimensione quantitativa su quella qualitativa, ossia, in pratica, nell’appena menzionata prevalenza del calcolo matematico sulla scelta etica.

Per questa ragione, è necessario che entri in gioco una logica esterna alla scienza sperimentale, una logica che non può essere altra che quella dell’etica umanistica, la quale – in quanto storicamente precedente e culturalmente superiore rispetto a quell’etica utilitaristica che informa la logica interna della scienza sperimentale – deve, in condizioni di emergenza culturale, farsi prevalente rispetto all’attitudine calcolatrice e manipolatrice propria della medicina e della fisica sperimentale. Il che non significa affatto che l’etica umanistica debba avere il primato sulla scienza, poiché la scienza autentica va ben oltre la scienza sperimentale, ben oltre i suoi evidenti limiti e le sue drammatiche criticità: la scienza autentica non è che conoscenza del mondo. Velare gli occhi delle persone è dunque radicalmente antiscientifico.

(Alberto Cassone, 2020)