Negare che gli esseri umani siano capaci di fare cose assolutamente orribili è l’essenza del negazionismo. Come sappiamo, questo è successo e ancora succede con l’Olocausto nazionalsocialista. Un crimine della stessa gravità fu compiuto in quel tempo dagli Stati Uniti con le due bombe atomiche sul Giappone, ma in quel caso il problema stava e sta nel giustificazionismo (ossia, c’erano e ci sono persone che giustificano il fatto) e non nel negazionismo (nessuno nega che sia accaduto), anche se il risultato è per certi versi simile.

Con il cosiddetto problema dei climate changes, che in realtà è il problema non del cambiamento climatico globale – il quale è nell’ordine delle cose – ma dell’eccessiva rapidità del cambiamento stesso, accade oggi qualcosa di simile: c’è chi nega che gli esseri umani siano capaci di un delitto del genere, e in ciò pecca di negazionismo; c’è chi lo ammette ma lo giustifica e quindi sminuisce, peccando dunque di giustificazionismo.

In effetti giustificare è spesso sminuire. Giustificare le bombe atomiche sul Giappone è frequentemente – anche se non sempre – anche un modo di sminuire la gravità del crimine, il quale è invece dal punto di vista etico assolutamente comparabile con la Shoah.

Il negazionismo pericoloso di oggi, venendo al dunque – ossia alla pandemia del 2020 – non è naturalmente quello di chi nega l’esistenza di questo virus (ci sono fin troppe prove che invece la confermano, mentre non era così facile trovare le prove ai tempi dello sterminio nazionalsocialista degli Ebrei d’Europa, ossia – era abbastanza facile, ma non così facile come oggi) né è quello di chi nega l’origine naturale dello stesso, bensì è quello di chi nega la sua per me evidente origine sperimentale (un’origine che non ha niente a che vedere con una spiegazione “complottistica” della nascita del virus). I giustificazionisti, per ora, naturalmente tacciono; ma quando vinceremo la nostra battaglia per la verità – e qui è fondamentale che non ci vogliano decenni e che bastino pochi anni – i giustificazionisti, ci possiamo giurare, scenderanno in campo con le loro amabili razionalizzazioni.

La negazione dell’origine del virus nelle pratiche della medicina sperimentale porta acqua al mulino dei cosiddetti “complottisti” perché, essendo l’affermazione della sua origine naturale per nulla credibile, essa porta i “complottisti” a immaginare uno scenario alternativo che, però, è altrettanto poco credibile. Per questa ragione – e per molte altre, tra cui la prima consiste naturalmente nel valore della verità in sé – è fondamentale conservarsi aperti nei confronti di tutte le opinioni e allo stesso tempo intransigenti sia contro chi voglia mettere a tacere qualsiasi ipotesi “alternativa” rispetto a quella “ufficiale”, sia contro chi nell’ammettere verità spiacevoli tenti di giustificarle.

La paura di pensare e il conseguente rifiuto di confrontarsi e di riflettere ci sta già costando un prezzo terribile e inaccettabile in termini di relazioni umane.

(Alberto Cassone, 2020)