(da Wikipedia) Nella Costituzione francese il diritto alla ribellione è sancito come il diritto di “resistere all’oppressione”, mentre la Grundgesetz tedesca riconosce ai suoi cittadini il diritto di resistere contro i tentativi di abolizione della Carta costituzionale. Per quanto riguarda l’Italia, una delle prime bozze della Costituzione della Repubblica Italiana, sottoposta al vaglio dell’Assemblea Costituente, nell’articolo 50 (che poi sarebbe diventato l’attuale articolo 54) riportava nel secondo comma:

«Quando i poteri pubblici violino le libertà fondamentali ed i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all’oppressione è diritto e dovere del cittadino»

L’Assemblea dibatté a lungo sulla necessità di introdurre nella Costituzione uno specifico passaggio che ribadisse tale prerogativa in caso di abuso da parte delle istituzioni finché, nella seduta del 5 dicembre 1946, il deputato Costantino Mortati, esponente della Democrazia Cristiana e principale oppositore all’introduzione del diritto di resistenza nella Costituzione repubblicana, sottolineando l’oggettiva difficoltà nel riuscire a distinguere la legittima ribellione da quella illegittima, convinse l’Assemblea a espungere tale comma dal testo.