Che l’economia vada avanti a prezzo delle vite è disumano (su questo non ci saranno dubbi, immagino); che ci si mascheri e distanzi tutti è disumano (di questo non ci accorgiamo in quanto siamo diventati già in buona parte disumani, mentre se ne accorgono i bambini). Due risposte disumane alla pandemia, dunque; ma esiste una terza risposta, umana?

Sì, ma è la più difficile: essa consiste nel dire basta! al predominio del potere economico. Bisogna rendere il cibo e le medicine gratuite, sospendendo bollette e affitti, in modo che nessuno sia costretto ad andare a lavorare (venendo così costretto al dilemma etico quotidiano: più importante il mio conto in banca o la salute collettiva? La sopravvivenza materiale della mia famiglia o la sicurezza degli altri?) e possa incontrare solo i propri cari, amici e famigliari. La nostra comunità è capace di fare questo? Siamo abbastanza liberi da riuscirci? Se lo siamo, allora sì che avremo il diritto di chiedere ai cittadini singoli dei sacrifici, ossia di rinunciare ad alcuni diritti, chiedendo loro ad esempio di non aprire l’attività, di non andare a messa, di non fare l’aperitivo, eccetera (il diritto di uscire di casa è invece troppo fondamentale per essere toccato).

Siamo abbastanza forti e liberi da opporci al cinismo del potere economico e alla stupidità del potere burocratico?

Un virus è un organismo collettivo che, almeno nei termini della corrente interpretazione scientifica della natura, si trova al confine tra la vita e la non-vita. Non è umano, non è disumano: è semplicemente non-umano. Se lo affrontiamo ognuno per conto proprio, ognuno di noi concentrato sulla propria salvezza fisica ed economica, esso ci rende tutti disumani; se lo affronteremo insieme, collettivamente, ciascuno di noi resterà umano.  

(Alberto Cassone, 2020)