Dio vide Abramo e gli disse: “Abramo!” Egli rispose: “Eccomi”. E Dio disse: “Devo chiederti di fare una cosa terribile, Abramo. Devi prendere tuo figlio Isacco, il tuo unico, colui che ami, e andare con lui questa notte nel paese di Meh Morìa, e offrirlo là in olocausto sopra il desolato monte Oswiecim”. Abramo, sbigottito, domandò: “Perché mai, Signore, mi chiedi questo? Sai bene, che non potrei mai farlo, proprio perché credo in Te”. Al che, Dio rispose: “Ebbene, lo so; eppure devi farlo, non perché te lo chieda il tuo Signore, ma perché se non offrirai tuo figlio in olocausto tutto il popolo d’Israele sarà sterminato dai suoi crudeli nemici, i Ghernatsi. Questa è la loro decisione, presa la scorsa notte durante un banchetto; hanno incaricato il loro Dio di comunicarmela, affinché la riferissi a te. Non hai dunque scelta, Abramo: prendi tuo figlio e va’ nel paese di Meh Morìa. Su, fatti coraggio. Non è il tuo pur severo Signore a metterti alla prova; è il drammatico destino del tuo popolo a farlo”. Abramo tacque, rientrò in casa e meditò a lungo, senza coricarsi. Il mattino seguente, di buon’ora, sellò il suo asino, prese con sé due suoi servi e suo figlio Isacco e partì non verso il luogo che Dio gli aveva indicato, il desolato monte Oswiecim, bensì verso la vivace capitale del popolo d’Israele. Il terzo giorno, Abramo alzò gli occhi e vide da lontano il luogo. Allora disse ai suoi servi: “Rimanete qui con l’asino; io e il ragazzo entreremo in città e faremo il nostro dovere; poi torneremo da voi”. Abramo giunse dunque nella capitale assieme a Isacco suo figlio, e con lui si recò nella grande casa dei soldati. Isacco parlò ad Abramo suo padre e disse: “Padre mio!” Abramo rispose: “Dimmi, figlio mio”. E Isacco: “Cosa ci facciamo qui? Non voglio fare il soldato, lo sai. Desidero studiare, padre mio”. Abramo rispose: “Figlio mio, lo so; e sarai tu, solamente tu, a decidere se partecipare alla guerra o no; ma la guerra ci sarà. I Ghernatsi ci sono militarmente di gran lunga superiori, ma non possiamo darci per vinti prima di combattere, lasciando che compiano chissà quale infamia sulla nostra terra”. “Non è possibile evitare in qualche modo la guerra, padre mio?” “I Ghernatsi vogliono uno di noi ucciso in olocausto: è questa la loro condizione per non attaccarci tutti. Vedi bene, dunque, come non abbiamo scelta: dovremo difenderci con le armi”. “Ma tu mi hai insegnato, amato padre, che non esistono guerre giuste. Non possiamo, semplicemente, arrenderci, in nome della giustizia?” “Arrendersi, oltre a non impedire loro saccheggi, stupri e omicidi, non renderà meno ingiusto il loro attacco. Non esistono guerre giuste, ma è giusto difendersi da una guerra e, per far sì che essa finisca, cercare di vincerla”. Abramo andò dunque incontro ai soldati, mentre Isacco lo attendeva all’ingresso, meditando. La decisione più difficile da prendere era ora davanti a lui. Il giorno dopo, sarebbe andato nel paese di Meh Morìa e, meditando sulla verde collina di nome Yerushalayim, avrebbe scelto la sua strada: lo studio o la guerra.

(Alberto Cassone)