Vogliamo parlare di Italia e di Ucraina: ma prima parliamo di princìpi.

Il multiculturalismo sta all’identità civile come l’ordinamento imperiale sta all’ordinamento repubblicano.

Infatti, in ogni impero coesistono diversi gruppi etnici, i quali – mescolandosi continuamente fra di essi – sono privi di identità politica e si differenziano fra loro in modo debole, grazie a legami sociali e non comunitari, grazie a collanti ideologici e non culturali. L’etnia, del resto, rappresenta di per sé un legame debole, naturalistico, socializzato, proprio come il gender: l’identità di genere è debole tanto quanto l’identità etnica.

Al contrario, in una repubblica il mescolamento di individui e gruppi è ben presente, ma non è continuo (non è totalizzante, non è perpetuo) come accade negli ordinamenti imperiali: a fasi di mescolamento si alternano, infatti, fasi di consolidamento. In questo modo, l’identità civile diviene possibile, in quanto vi sono le condizioni affinché si creino una comunità e una cultura civili.

Il mescolamento perpetuo e frenetico, paradossalmente, coincide con la più statica e sterile omologazione: per avere mescolamento, è necessario che vi sia qualcosa da mescolare.

Passando dai princìpi, validi sempre, all’oggi, valido oggi: l’Italia ha bisogno di fare l’opposto di quanto sta facendo l’Ucraina, e – non essendo sotto attacco, come purtroppo è quest’ultima – è in condizione di farlo. L’Ucraina – intendendo qui, con tale nome, lo Stato ucraino, non certo la comunità civile ucraina – invece di perseguire per quanto oggettivamente possibile l’autonomia rispetto alle grandi potenze imperiali, sta giocando con esse un gioco tanto cinico e violento quanto ingenuo e autodistruttivo, illudendosi di poterne usare una (gli USA) per combattere l’altra (la Russia), quando in verità sono le due potenze che la usano per combattersi fra loro.
L’Italia deve e può fare l’opposto. Deve e può svincolarsi ideologicamente ed economicamente dagli USA e dalla Russia, mantenendo sì con esse – e con la Cina – relazioni culturali e commerciali improntate alla civiltà e non al moralismo, ma al contempo costruendo per sé stessa la massima autonomia politica (e dunque anche economica e culturale) possibile. Le due superpotenze sono troppo ciniche e oppressive per poter noi accettare di restare a esse subordinate in virtù di eterna gratitudine, la gratitudine di aver liberato l’Europa dai nazionalsocialisti – anche se gli USA finirono per proteggerne moltissimi, al fine di impiegarli in chiave antisovietica e l’URSS fu spietata con i partigiani non filosovietici. In nessun caso tale gratitudine deve sfociare nella subordinazione. Il principio repubblicano, civile, politico deve prevalere su quello imperiale.

Per quanto riguarda l’ONU e l’UE, esse vanno riformulate radicalmente: alcuni Paesi, infatti, vi contano molto più di altri, che si tratti del consiglio di sicurezza dell’ONU o della Commissione europea, dunque questi due organismi internazionali o sovranazionali non somigliano in alcun modo a delle libere federazioni comunitarie, a degli organismi politici; e chi non promuove giustizia al proprio interno, non può certo promuoverla all’esterno.

La NATO, infine, va smantellata al più presto, senza se e senza ma. Essa non è riformulabile, non è riformabile – e non è in alcun modo un fattore di sicurezza.

Alberto Cassone, maggio 2022