George Orwell, nel suo 1984, immaginò un mondo umano preda inerme delle “forze del male”, in quanto dominato da tre superpotenze totalitarie, fra loro in rapporti tutt’altro che costruttivi e trasparenti.

Non sarebbe sensato, passando dall’immaginario al reale, né ribaltare iperottimisticamente il quadro, negando qualsiasi valore analitico allo scenario orwelliano, né aderire in toto alla sua visione, scambiando la distopia fantapolitica per realtà fattuale.

Nel Nord del mondo vi sono, attualmente, non tre, bensì sei grandi potenze politiche, vale a dire sei organismi di relazioni umane dotati di grande potere politico. Tra queste potenze, alcune sono di notevoli dimensioni, altre sono più piccole; alcune fondano il proprio potere politico principalmente sull’efficacia strutturale dei sistemi socio-economici e ideologici di cui sono riuscite a dotarsi, mentre altre lo fondano principalmente sul valore intrinseco delle proprie culture civili.

Delle sei grandi potenze, le tre che si sono dotate di potenti strutture sistematiche sono oggi “tendenzialmente aggressive” o, meglio: sono stabilizzanti – al limite della repressione del dissenso – al proprio interno, mentre sono espansive – al limite dell’imperialismo militaristico e ideologico – verso l’esterno. Si tratta degli USA, della Russia e della costellazione politica islamica.

Le altre tre, quelle il cui potere politico scaturisce prevalentemente dal valore della comunità civile, sono “tendenzialmente pacifiche”, vale a dire: al proprio interno vige, sia pure imperfettamente, il libero scambio di idee e la libera contaminazione di pratiche politiche; al loro esterno vi è, in primo piano, la ricerca di relazioni stabili e possibilmente feconde. Si tratta (sorpresa!) della Cina, della costellazione politica europea e dell’ebraismo.

Il fatto che la Cina abbia da alcuni anni bloccato l’accesso a giganti informatici quali Google e Facebook è un indizio a favore, non contro, la tesi che al suo interno la libertà di idee e di pratiche prevalga sugli (innegabili) bavagli e sulle (innegabili) limitazioni ancora previste dalla “ragion di Stato” come retaggio del recente passato maoista; a tale proposito, bisogna evidentemente parlare di una grande svolta della Repubblica cinese di oggi rispetto a quella dell’epoca storica precedente, un’epoca durante la quale – per svariate ragioni politiche e culturali che qui non è il caso di ripercorrere – la struttura sistematica prevaleva sulla civiltà, dando forma a un sistema sociale e ideologico, di natura totalitaria.

Negli ultimi anni, la Cina si è aperta sia al mondo che al proprio interno, smentendo tutte le ingenue o propagandistiche previsioni di un suo imminente “crollo” dovuto a una presunta insostenibilità sistemica.

Google (Alphabet), Facebook (Meta), Apple, Amazon sono realtà virtuali globali – di matrice occidentale – dotate di una potenza ideologica e sociale attualmente del tutto fuori controllo e, dunque, estremamente nociva per la libertà e la giustizia delle comunità civili in cui esse operano; ebbene, la Cina riesce a ostacolarne efficacemente lo sviluppo senza per questo ricorrere a politiche reazionarie, come invece sembra oggi auspicare – non per la Cina, per sé stessa – quella parte dell’“opinione pubblica” occidentale che è tanto consapevole dei danni civili causati da queste superpotenze virtuali globali quanto inconsapevole di quel che accadrebbe una volta che si scegliesse di frenarle mediante il ricorso sistematico a politiche autoritarie, quali sono in ultima analisi anche tutte le politiche sovranistiche e neostatalistiche.

Una celebre provocazione di Oscar Wilde affermava che il popolo britannico e quello statunitense avessero tutto in comune, tranne la lingua.

Quella europea e quella statunitense sono due civiltà (la seconda oggi più afflitta della prima dal predominio del sistema ideologico e sociale e, dunque, da tendenze totalitarie) certamente legate dal loro essere entrambe occidentali ma che oggi rappresentano, al di là delle categorie – che pure contano – due realtà civili fra loro estremamente distanti; basti pensare, ad esempio, sia all’attuale tipologia che all’attuale condizione dello Stato nazionale, le quali sono, rispettivamente: Stato socialistico e in fase di indebolimento in Europa, Stato capitalistico e in fase di consolidamento negli USA. In questa cornice, il Regno Unito incarna, da vari punti di vista, l’anello di transizione tra le due civiltà; ma è un anello che appare alquanto sbilanciato – ora come ora – sul versante statunitense.

L’odierno ebraismo civile riunisce in sé sia la tradizionale natura di rete di fertili relazioni a distanza che quella, nuova, della comunità territoriale; in questa doppia natura, resa possibile dalla nascita dello stato repubblicano di Israele nel 1948, sta il suo attuale potere civile, un potere fatto di relazioni umane organiche, culturali, comunitarie e non certo di strutture e sistemi relazionali complessi, socio-ideologici.

Le tre potenze politiche da noi qui identificate come espansive e oppressive – USA, Russia, islamismo – meritano in questa sede poche parole, ma non certo per via di un nostro moralismo, bensì perché l’attuale prevalenza, al loro interno, del sistema ideologico e sociale sulla comunità civile le rende, ancor più per chi non vi abita, ben poco trasparenti: a essere oggi opache, in effetti, non sono solo le loro intenzioni, ma anche le loro stesse azioni.

Da tutto quanto fin qui detto consegue, evidentemente, la necessità da parte nostra, in quanto cittadini italiani, di favorire con le idee e con la pratica una vicinanza tra civiltà politica europea, ebraismo civile e politico e civiltà politica cinese; una vicinanza che non ha nulla a che vedere con una contemporanea ostilità preconcetta verso le tre potenze omologanti ed espansive, anche perché – come abbiamo visto nel caso della Cina – le cose possono cambiare abbastanza rapidamente, le comunità civili di oggi potendo tramutarsi nei sistemi socio-ideologici di domani e viceversa.

Sottolineiamo, per avviarci a concludere, come tutto quanto qui raccontato e ipotizzato non intenda in alcun modo essere esaustivo, avendo noi preso in considerazione solo il Nord del mondo mentre, come ben sappiamo, al Sud vi sono realtà sociali e politiche – in America, Africa, India, Oceania – che non avrebbe alcun senso ignorare o relegare in secondo piano.

Né il parlare di potenze politiche significa negare l’esistenza di conflittualità interne a ciascuna di esse, conflittualità più che evidenti quando parliamo di “costellazioni” – Paesi europei, islamismo, ebraismo – ma che sono quasi altrettanto evidenti anche a proposito degli USA, della Russia, della Cina.

Estremamente differenziata al proprio interno, ma non per questo non identificabile anch’essa, volendo, come “grande potenza”, è anche la già citata entità sociale e ideologica, virtuale e globale, il cui cuore pulsa in gran parte in California, nella Silicon Valley. Essa sfugge già in misura significativa alla distinzione tra Nord e Sud e potrebbe tranquillamente – per chi fosse in vena di pessimismo – venire classificata come settima grande potenza politica, facendo così pendere l’ago della bilancia, almeno dal punto di vista quantitativo – “quattro contro tre” – in favore delle realtà socio-ideologiche sistematizzanti, massificanti, omologanti e tendenzialmente aggressive. Ma forse sarebbe spingersi troppo in là.

Osserviamo, infine, come delle sei potenze che abbiamo collocato nel “Nord del mondo” ve ne siano tre che, a uno sguardo più approfondito, sono anche identificabili come potenze di passaggio tra Sud e Nord: la civiltà cinese, la civiltà ebraica e l’Islam (quest’ultimo un sistema ideologico che si innesta sulla grande civiltà araba, vampirizzandola) sono, da questo punto di vista, in una posizione diversa da quella occupata da Russia, Stati Uniti d’America ed Europa, tutte e tre appartenenti senza alcun dubbio al Settentrione – anche se qualche importante sfumatura di transizione civile verso il Meridione del mondo è viva e operante in Europa: ci riferiamo in particolare all’Italia e alla Grecia, nonché alla Spagna.

Alberto Cassone, maggio 2022